Attenti a quei due (di Daniele Cossu)

(tratto dal sito UAI www.uai.it)

In occasione del XII convegno del Gruppo Astronomia Digitale (Il tempo infinito: universo al bivio), tenutosi a Gubbio dall’11 al 17 ottobre, per le strade dell’antico borgo umbro si sono trovati a passeggiare per qualche giorno due esemplari straordinari delle creature che popolano il mondo dell’astronomia: Alton Arp e John Dobson.
Invitarli entrambi all’evento è stata senza dubbio un’idea brillante, perfino maliziosa. Vederli insieme, quasi fianco a fianco, nel corso di uno stesso evento, separati soltanto dal sottile diaframma di qualche timeslot (Arp è intervenuto sabato pomeriggio, bene introdotto da Alberto Bolognesi; Dobson la domenica mattina, senza presentazione né diapositive a corredo delle sue parole in libertà) è stato come mettere a contatto due anime dell’astronomia, entrambe ben radicate negli interessi degli astrofili italiani e del mondo. Da un lato la cosmologia, nella sua forma più eretica e controversa, intenta a scovare le prove di una diversa natura dei quasar, del redshift, delle galassie, dell’universo stesso e a corroborarle con immagini, diagrammi, grafici di ogni tipo. Dall’altro, la pragmatica ma non meno visionaria chiamata alle armi per i sidewalk astronomers, gli astronomi di strada, coloro che smontando idealmente i telescopi dalle cupole degli osservatori e trasformandoli in tubi di cartone montati su spartane strutture di legno, li portano in mezzo alle gente, nelle piazze, nei parchi, facendo in modo che i fotoni che arrivano dallo spazio finiscano direttamente nelle loro pupille, interagiscano direttamente con le loro retine. Per mostrare loro ciò che non hanno mai visto, per far conoscere ciò che non possono più non sapere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alton Arp e John Dobson sono due animali dai caratteri opposti già a guardarli. Uno raffinato, elegante, altezzoso come un gatto persiano. L’altro ruvido, trasandato, socievole come un cane di strada. A tradurre le loro parole in un simpatico italiano maccheronico è stato Randall Meyers, autore del documentario Universe: the Cosmology Quest.

La contemporanea presenza di Arp e Dobson nella sala del Centro Santo Spirito di Gubbio ha dato un senso a quanto avveniva intorno a loro. Fra gli altri, l’intervento di Pasquale Galianni, lo studente di Fisica dell’Università di Lecce, primo autore di un articolo che è stato appena accettato dalla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal - e al quale hanno collaborato lo stesso Alton Arp e Margareth Burbidge - ha presentato agli astrofili le ultime novità: la scoperta da parte dello stesso Galianni di un quasar ad alto redshift ad appena 8 secondi d’arco dal cuore di una galassia del celeberrimo Quintetto di Stephan (v. la notizia pubblicata lo scorso 8 agosto nelle Astronews Uai) ha condotto ad un interesse e a un dibattito più generale sullo stato attuale delle ricerche dei “seguaci” di Arp. Mentre la quantità di domande, fotografie, richieste di autografi e dediche poste a Dobson nella cornice informale del “camerino”, fuori dall’ufficialità della sala, hanno confermato l’affetto e la gratitudine di molti astrofili nei confronti del grande vecchio dell’astronomia popolare. L’intervento più in equilibrio fra le due anime dell’astrofilia contemporanea è stato probabilmente quello di Valter Arnò, vincitore del Premio Guido Horn d’Arturo 2003, che ha illustrato HR Trace, il software da lui ideato e sviluppato per lo studio degli ammassi stellari aperti. Un prodotto che - per richiesta dell'autore stesso - è aperto ad ulteriori miglioramenti e correzioni.

Insomma, forse il GAD ha azzeccato la formula per organizzare il proprio convegno. Possiamo già divertirci a speculare su quale sarà la “strana coppia” della prossima edizione.

Daniele Cossu

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